Non ho (più) l’età

Qualche mese fa ho ricevuto una serie di commenti negativi da parte di un lettore che non condivide il mio punto di vista sulle motivazioni che spingono la gente a non viaggiare. Il suo contributo non mi ha fatto cambiare idea, perché continuo a pensare che chi non ama viaggiare dovrebbe semplicemente avere il coraggio […]

Qualche mese fa ho ricevuto una serie di commenti negativi da parte di un lettore che non condivide il mio punto di vista sulle motivazioni che spingono la gente a non viaggiare. Il suo contributo non mi ha fatto cambiare idea, perché continuo a pensare che chi non ama viaggiare dovrebbe semplicemente avere il coraggio di ammetterlo invece di accampare scuse improbabili. Però i suoi commenti mi hanno fatto riflettere.

Perché in fondo capisco quelli che scelgono di non partire e di restare a casa. Viaggiare è faticoso, richiede impegno e coraggio. Cosa che non avrei mai pensato fino a qualche anno fa, e che ho realizzato solo di recente. La verità è che forse non ho più l’età per viaggiare. O meglio, per affrontare un viaggio come facevo una volta. Perché non è sufficiente indossare le calze di spugna e le sneaker per sentirmi di nuovo una ventenne. C’è chi dice che l’età è solo il numero delle candeline da spegnere sulla torta, ma il fatto è che gli anni, soprattutto in viaggio, si fanno sentire.

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Non ho (più) l’età: la stanchezza

Una volta affrontavo i voli intercontinentali senza quasi accorgermene e arrivavo a destinazione appena un po’ provata. Niente che non si risolvesse con una doccia calda e un caffè. In poche semplici mosse ero pronta ad affrontare la meta che avevo scelto (o che altri avevano scelto per me se si trattava di un viaggio di lavoro) come se mi fossi appena svegliata da un bel sonno ristoratore. E la notte? Dormivo come un neonato, e la mattina dopo ero più fresca di una rosa.

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Ora, dopo un volo di undici ore e un fuso orario di nove mi sento uno zombie. Faccio fatica a pensare in maniera coerente, sento le gambe pesanti come due macigni e rischio di addormentarmi al ristorante. La cosa peggiore è che ultimamente inizio a provare la stessa sensazione dopo un volo di nemmeno due ore che mi porta verso una destinazione sullo stesso fuso orario dell’Italia.

Non ho (più) l’età: la colazione servita prestissimo

Questa abitudine non è cambiata con gli anni: appena arrivata in hotel, la prima cosa che chiedo al check-in non è la password del Wi-Fi, ma l’orario della colazione. Una volta, quando mi dicevano che il primo pasto della giornata veniva servito fino alle dieci del mattino, iniziavo a fare tutti i calcoli del caso: per scendere in tempo devo svegliarmi almeno alle nove! Ricordo ancora il sollievo che provavo quando scoprivo che era possibile fare colazione fino alle undici.

The Pilgrm Londra colazione

Ora sono al settimo cielo quando mi dicono che la colazione viene servita già a partire dalle sei e trenta del mattino. Soprattutto se sono in un posto con un fuso orario di qualche ora. Adesso i calcoli che faccio sono questi: se mi sveglio alle cinque posso leggere fino alle sei, fare la doccia e scendere appena la sala della colazione apre. Una gioia immensa.

Non ho (più) l’età: la camera con balcone

Tempo fa, se capitavo in una stanza d’albergo senza finestra, quasi non me ne accorgevo. Quante volte ho dormito in tristissime camere nel seminterrato? Nella migliore delle ipotesi c’era una finestrella sigillata con vista sul marciapiede e sulle ruote dei bidoni della spazzatura, nel peggiore dei casi una presa d’aria per impedire agli ospiti di soffocare, ma andava bene così.

Praktik Hotel balcone Barcellona

Ora la camera con il balcone mi riempie di felicità perché immagino, appena entrata, di potermi riposare a metà pomeriggio, prima di uscire per cena. Non solo, ma anche di godermi la vista e di ordinare qualcosa da bere dal bar dell’albergo.

Non ho (più) l’età: i trolley

Negli ultimi anni ho messo insieme una collezione notevole di zaini da viaggio di svariate dimensioni: minuscolo, piccolo, medio, grande. Ne ho uno per ogni tipo di vacanza, così posso scegliere quello più adatto in base al numero di notti, al clima, e alla baggage allowance della compagnia aerea con la quale viaggio. Anche per i soggiorni più lunghi, parto comunque con lo zaino.

TrolleyPhoto by American Green Travel on Unsplash

Ultimamente però ho iniziato, in aeroporto, a guardare con curiosità i trolley di dimensioni ridotte, pensando che non mi farebbero venire male alla schiena e alle spalle come lo zaino, dove tra l’altro metto sempre meno cose perché altrimenti diventerebbe troppo pensante da sopportare per ore. E poi sulla parte superiore del trolley potrei appoggiare anche la borsa.

Viaggiatori meno giovani, non fatemi sentire sola e ditemi che anche voi siete come me!

Cover photo by Nikhita Singhal on Unsplash