I social media ci ingannano in continuazione. In particolare quando si tratta di viaggi, e in particolare Instagram. Pur non avendo mai scelto di visitare un posto, di dormire in un albergo o di cenare in un ristorante per il semplice motivo di averlo visto in una bella fotografia pubblicata da qualche influencer, ammetto di aver subito, in qualche caso, il fascino di un tag.
A volte, prima di partire per una destinazione, cerco su Instagram l’account ufficiale dell’ufficio del turismo di quella città: mi lascio trasportare dalle immagini, poi vado a vedere i feed delle persone che si sono taggate o sono state taggate, con la speranza di scoprire angoli fighissimi da vedere assolutamente. E finisco, immancabilmente, in un rabbit hole che nove volte su dieci mi farà approdare in luoghi deludenti.

Perché Instagram ci inganna. Ci mostra un luogo facendoci credere che sia fantastico ma, purtroppo, spesso la realtà finisce per essere molto diversa dai social. Per me è stato così in diverse occasioni.
Quando la realtà è diversa dai social: il muro di John Lennon, Praga
Non voglio sicuramente sminuire il significato del muro di John Lennon a Praga, diventato simbolo di pace e libertà, ci mancherebbe. Ma non sono sicura che, ancora oggi, questo pezzo della recinzione di un edificio di proprietà dei Cavalieri dll’Ordine di Malta abbia ancora lo stesso peso politico che aveva nel 1980. La presenza di graffiti del tutto fuori contesto e la fila lunghissima di ragazzine alla ricerca dello scatto perfetto trasmettono un messaggio diverso.

Certo, si vede ancora il volto di John Lennon, ma quello che prevale sono scritte incomprensibili che sembrano essere state realizzate dai primi teppistelli di passaggio, come sotto a un qualunque cavalcavia della tangenziale. Poche decine di metri in cui chiunque con una bomboletta spray o un pennarello indelebile può decidere di lasciare il suo contributo inutile che finisce inevitabilmente per deturpare il muro. Quello che sembra molto bello e colorato sui social è, in realtà, una grande delusione.
Quando la realtà è diversa dai social: Camden Town, Londra
Camden Town compare in ogni lista delle cose da fare a Londra e anche – secondo me in maniera del tutto inspiegabile – tra quelle più belle da vedere. Mi dispiace, ma penso che Camden Town sia una delle parti più brutte della città. E mi sento di poterlo dire con cognizione di causa perché ci sono stata per la prima volta nel lontano 1994, quando sicuramente era meno turistica e non c’era Instagram a farci credere che fosse bella. La realtà, per me, è che Camden Town non vale il viaggio sulla Northern Line perché non vale davvero la pena di venire qui.

Ci sono tornata innumerevoli volte sperando di cambiare idea, ma non è servito. Se faccio il confronto tra le immagini mostrate da Instagram e la realtà, mi viene in mente solo una cosa: chi le ha pubblicate è stato bravo a far sembrare bello un posto che in realtà è finto e deprimente, a partire dal Camden Lock Market con le sue bancarelle che vendono incenso, t-shirt per turisti, souvenir made in RPC e cibo di strada di qualità discutibile.
Quando la realtà è diversa dai social: The Big Fish, Belfast
Credo di non sbagliarmi dicendo che, con buona probabilità, The Big Fish è tra le attrazioni più fotografate a Belfast. Sicuramente è uno dei simboli più riconoscibili perché a chiunque, prima o poi, sarà capitato di vedere una sua immagine su Instagram. Lo ammetto: in occasione del mio viaggio a Belfast dell’anno scorso, non vedevo l’ora di trovarmi finalmente al cospetto di The Big Fish, aka The Salmon of Knowledge, visto che a quanto pare è una tappa da non perdere in città.

La realtà è che The Big Fish non è affatto grande. Certo, capisco che sia una scultura creata dall’artista locale John Kindness e che raffiguri sulle singole scaglie piastrellate episodi salienti della storia della città ma, per citare la cameriera del ristorante in cui avevo appena pranzato e che aveva cercato di convincermi che non ne valesse la pena, “What’s the point?” Per di più, si trova in un luogo non particolarmente pittoresco di Belfast che mi ha fatto tornare in mente il disappunto provato davanti alla Sirenetta a Copenhagen.
Quando la realtà è diversa dai social: Macca-Villacrosse Passage, Bucarest
Nemmeno in questo caso voglio sminuire l’importanza storica e architettonica del Macca-Villacrosse Passage, la notissima galleria coperta risalente al 1891 e che, nel corso dei secoli, ha ospitato la Borsa di Bucarest prima, e le migliori gioiellerie della città in seguito. Innegabile il fascino dei vetri decorati e degli edifici in stile Liberty, ma arrivare al punto da definire questa via pedonale imperdibile o addirittura magica mi sembra esagerato. In tanti la apprezzano per il fascino bohémien ma, onestamente, temo che si tratti di un eufemismo per dire che qui l’atmosfera è trasandata.

Innanzitutto è un susseguirsi di bar e ristoranti, alcuni dei quali di impersonali catene internazionali. Per di più, quando ci sono stata io al mattino, tutti i locali erano chiusi, e c’erano bicchieri e tazze vuote abbandonate per terra e sui tavolini. Aggiungete a questo triste quadretto la puzza di pipì che vi accompagnerà da un’estremità all’altra della galleria. Ed è un vero peccato che sia lasciata in questo stato, soprattutto se si pensa ai passaggi coperti in altre città europee come Londra, Parigi, Torino e Milano.
Quando la realtà è diversa dai social: Little Italy, New York
Date le dimensioni di una metropoli come New York, conviene dare una localizzazione geografica di Little Italy, quartiere di Lower Manhattan incastonato tra Chinatown, Nolita, Soho e il Lower East Side. Da sempre è molto conosciuto per l’altissima concentrazione di italiani che avevano iniziato a stabilirsi qui dal 1880 e aperto attività e locali che vendevano soprattutto prodotti provenienti dal Belpaese. Insomma, gli italiani avevano creato una home away from home in questo quartiere diventato iconico.

Fino al 1965, quando aumentò progressivamente la presenza di immigrati cinesi dalla vicina Chinatown che, poco alla volta, ha iniziato a espandersi oltre il suo confine settentrionale fino alle strade di Little Italy. Quest’ultima ormai è stata fagocitata da Chinatown: quello che rimane sono alcune insegne luminose tra i palazzi, e tanti ristoranti turistici con i buttadentro che parlano calabrese e ti invitano a provare la pizza pepperoni. Tutt’intorno, negozi di cianfrusaglie cinesi e ambulanti che cercano di venderti borse e orologi taroccati. Un’altra delusione.
Cosa ne pensate di Instagram e del modo in cui distorce la realtà dei luoghi, facendoli vedere in maniera diversa da quello che sono veramente? Vi è capitato di rimanere delusi vedendo dal vivo un luogo che su Instagram vi aveva colpiti?