Ok, so che c’è chi sta pensando che non è un trauma vero e proprio, e che i problemi sono altri, ma ormai questa cosa dei viaggi cancellati mi sta succedendo troppo spesso, al punto che sto iniziando a pensare di cercare uno stregone che mi faccia un rito per tenere lontana la sfortuna. Più o meno è capitato a tutti di dover annullare una vacanza all’ultimo minuto, ma quattro in due anni è più di quello che posso sopportare. Senza contare le cancellazioni durante il periodo della pandemia.
Per cui siamo tutti d’accordo che si tratta, a modo suo, di un trauma? Più che andare da uno stregone, forse a questo punto dovrei andare in terapia perché l’annullamento del viaggio a Los Angeles dello scorso agosto è stato uno shock non indifferente.

Come se non bastasse, ci si mettono pure amici, colleghi e conoscenti che, lo capisco, cercano di tirarti su il morale ma non fanno che peggiorare le cose. E, soprattutto, ti fanno arrabbiare con i loro commenti idioti. Spero che non vi capiti ma, se dovesse succedervi, preparatevi alle domande e ai consigli. E siate pronti a rispondere.
Come superare il trauma di una vacanza cancellata: ma hai chiesto il rimborso?
Dai, sai che non mi era venuto in mente? La sera stessa della mancata partenza, su consiglio dell’addetto al desk di assistenza di British Airways, ho aperto un reclamo per il disservizio. E quale è stata la loro risposta? Che il mio reclamo sarebbe rimasto tale: non lo avrebbero tramutato in una richiesta di rimborso perché, in base al regolamento EC261, il mio caso non rientrava in quelli previsti, dato che il ritardo del volo (maltempo lungo la tratta) era dovuto a circostanze eccezionali non imputabili alla compagnia aerea.
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Questa è stata una sorpresa, dato che in tanti anni di viaggi e di voli in ritardo non avevo mai avuto la sfortuna di perdere una coincidenza per eventi atmosferici e dunque non sapevo che questa casistica non desse diritto ad alcun rimborso. La mia unica speranza è AirHelp.
Come superare il trauma di una vacanza cancellata: avevi l’assicurazione?
Certo che sì. Oltre a quella sanitaria, praticamente obbligatoria per gli Stati Uniti, questa volta avevo deciso di spendere qualche euro in più per aggiungere alla polizza anche l’opzione Travel Cancel. Tenetevi forte perché, se come me siete convinti che possa servire anche in un caso come il mio, in cui il vostro volo subisce un ritardo che vi fa perdere la coincidenza e non vi viene offerta nessuna riprotezione per giorni, allora vi sbagliate di grosso.

Sì, perché questo tipo di assicurazione prevede il rimborso (parziale) delle spese di viaggio solo per cause come malattie, infortuni, decesso di un familiare, licenziamento o sospensione dal lavoro. E anche se è previsto il rimborso di parte dei costi sostenuti per l’acquisto di nuovi biglietti, ciò è possibile solo in caso di ritardato rientro sul luogo di partenza, e non di mancato arrivo a destinazione. Per cui avrei avuto diritto a un rimborso solo se avessi dovuto comprare un nuovo biglietto per tornare a Milano, ma non per raggiungere Los Angeles. Quindi, caro amico/collega con tuoccuggino che è esperto in materia assicurativa, sappi che nemmeno con l’assicurazione sei al sicuro in casi come questo.
Come superare il trauma di una vacanza cancellata: non potevate comprare un biglietto per il volo successivo?
Forse il dispensatore dell’ennesimo consiglio stupido crede che quando al desk dell’assistenza di British Airways ci è stato detto che non c’erano posti sui voli successivi non abbiamo controllato all’istante su Google Flights? Sullo stesso volo per il giorno dopo c’erano sì dei posti, ma in prima classe, al costo di diecimila euro a testa. Anche le opzioni con scalo, anche con altre compagnie, avevano prezzi che si aggiravano intorno a questa cifra folle.

In quel momento non sapevamo ancora di non avere diritto ad alcun rimborso, ma ci sarebbe sembrata comunque una pazzia comprare due biglietti a quel prezzo. Senza perdere tempo a fare calcoli troppo precisi, direi che con quei soldi mi pago le vacanze per un bel numero di anni a venire. E magari avanzo anche qualcosa per comprare una macchina di seconda mano.
Come superare il trauma di una vacanza cancellata: perché non siete andati qualche giorno al mare?
Perché volevamo andare a Los Angeles, non in Liguria, non in Toscana, non in Costa Azzurra, non nella Ala-fuckin’-bama, come direbbe Vinny Gambini. Sognavamo e programmavamo questo viaggio da mesi, per cui è facile immaginare cosa abbiamo provato all’aeroporto di Heathrow quando abbiamo capito che non saremmo andati da nessuna parte. Questo è il lato negativo a breve termine, mentre a lungo termine inizi a pensare che dovrai aspettare un altro anno prima della prossima vacanza degna di questo nome. Dodici lunghissimi mesi.
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La domanda alternativa è stata poco diversa: perché non vi siete fermati qualche giorno a Londra? Perché ci siamo stati tantissime volte, perché la conosciamo bene e perché non avevamo voglia di un ripiego. Nemmeno la giornata che abbiamo trascorso in questa città che comunque amiamo, in attesa del volo di rientro a Milano, ci ha sollevato il morale. Quando hai in mente da mesi di vedere un determinato posto, non ci sono altre destinazioni che possano consolarti.
Come superare il trauma di una vacanza cancellata: Los Angeles è sempre lì!
Last but not least, la migliore di tutte: Los Angeles è sempre lì! L’osservazione che scatena l’istinto omicida, la voglia di urlare in faccia al re delle frasi scontate, di far partire uno schiaffo. Los Angeles sarà sempre lì, siamo noi a non essere stati lì. A questa banalità si può tranquillamente rispondere: E grazie al c***o, senza paura di essere maleducati, e senza preoccuparsi di offendere chi si ha davanti, perché tanto se lo merita.

Una risposta più educata comporterebbe mettersi a spiegare che dato il costo del biglietto non rimborsato, e dato che i giorni di vacanza uno non li ha disposizione quando vuole, diventa un po’ difficile riprogrammare a breve termine. Prenotare e organizzare un viaggio dall’altra parte del mondo non è proprio come organizzare un weekend fuori porta, per tanti motivi.
E poi ho davvero voglia di sfidare la sorte? Di correre il rischio con un altro volo con scalo? Per il momento grazie, ma no, grazie.